Beggar’
s Food
Ho fame / Hai Fame?
Gli chef di Beggar’s Food offriranno al pubblico che parteciperà
alla performance un piatto di zuppa, piatto legato alla tradizione della
cucina povera. Esempio di social diet, la zuppa è in grado di
sedurre il gusto, dare conforto e rifocillare dal freddo invernale in
modo genuino ed economico.
Beggar’s Food è un evento legato al cibo e al piacere del palato,
ma allo stesso tempo vuole essere un prototipo per la creazione di un
nuovo modello economico, un’inversione del meccanismo di domanda /
offerta per chi vive situazioni di disagio economico e sociale.
‘Ho fame’ è un’affermazione, ma al tempo stesso una domanda, che
affolla in maniera problematica le strade di città come Milano:
marciapiedi, metro, tram, sono teatro delle richieste sempre più
pressanti di chi ha fame, di chi non ha un tetto, di chi non ha neanche
il minimo indispensabile per poter sopravvivere. La richiesta di cibo
passa attraverso la pulizia del vetro al semaforo, il gadget
dell’ambulante, la rosa al tavolo del ristorante, echi petulanti di una
domanda che si moltiplica in maniera incontrollabile. La risposta è
spesso estraneità e distacco verso queste richieste, in molti casi,
sfruttamento.
In un’economica liberista le relazioni economiche sono regolate dalla
legge della domanda e dell’offerta. Per domanda di un bene s’intende la
sua richiesta da parte della collettività ad un certo prezzo e in un
determinato momento.
Il povero non ha denaro, non può corrispondere un prezzo, ed è per
questo che la sua domanda resta esclusa dal mercato. Esclusione
economica che diventa esclusione sociale e alimenta meccanismi di
sfruttamento della forza lavoro. La forza lavoro è infatti l’unica
offerta che il povero può fare giocando al ribasso del proprio costo.
L’immigrazione, fenomeno che forse più di altri alimenta la crescita del
numero di poveri nelle economie occidentali, diventa una sacca di
patrimonio umano dal quale le aziende manifatturiere traggono profitti
con costo del lavoro, cioè manodopera immigrata, a bassissimo costo.
La riduzione del costo della manodopera è uno delle strategie tramite le
quali le aziende possono ottimizzare i guadagni: pagando meno il costo
del lavoratore possono ridurre le spese e quindi incrementare il
guadagno finale. Per far questo molte aziende manifatturiere
delocalizzano la produzione, cioè spostano la propria produzione fuori
Italia, in paesi, come quelli dell'Europa dell'Est, che hanno un costo
della manodopera più basso che nella nostra nazione.
Alcuni tipi di aziende manifatturiere non possono applicare questo
meccanismo di delocalizzazione proprio per la natura stessa della
propria produzione, che prevede ad esempio una coincidenza tra il
momento della produzione e quello della vendita. Questo tipo imprese
manifatturiere utilizzano strategie differenti per ridurre il costo del
lavoro rimanendo in Italia.
Tra questo tipo d’attività rientra, ad esempio, la ristorazione, nella
quale molto spesso si fa uso di migranti e nuovi poveri, che si offrono
sul mercato a prezzi stracciati e senza minime garanzie contrattuali. Di
fronte quindi all’impossibilità di sfruttare il migrante nel proprio
paese, attraverso la de-localizzazione della produzione, alcuni tipi di
produzione escogitano modalità, per la maggior parte illegali, di
sfruttarlo ‘in casa nostra’.
Il problema della domanda ‘Ho fame’ e le sue conseguenze sono al centro
del concept di Beggar’s Food. La performance prende il titolo
dalla pièce teatrale L’Opera da tre soldi di Bertold Brecht, a
sua volta tratta dalla commedia satirica L’opera del mendicante di John
Gay del 1727. Nel testo originale, Gray rende i poveri, i mendicanti, i
reietti della società, eroi di un mondo alla rovescia. Gray innesca un
ribaltamento dei valori della Londra a lui contemporanea per presentare,
di riflesso, l’immagine di corruzione e immoralità del sistema politico
e dell’alta società.
Allo stesso modo, la performance Beggar’s Food, isola il fenomeno
sociale dell’escluso, del povero, lo rende azione di strada, situazione
nella quale imbattersi, provocando però un ribaltamento delle regole
alle quali giocare. Beggar’s Food, infatti, inverte la domanda
assillante del povero plasmandola fino a diventare un’offerta: ‘Ho
fame’ diventa ‘Hai fame?’. Grazie alle competenze e
all’esperienza di Massimo Bernardi e dello staff di Dissapore, il povero
entra nel mondo del food, diventa autore di un’offerta invece che
vittima della propria domanda.
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